Il libro delle facce

Facebook. Il Leviatano del Mondo Nuovo

Si fa un gran parlare di Facebook, anzi, diciamo pure ormai che forse l’argomento è un po’ stantio: dopo il film, la quotazione stellare alla borsa di Nuova York e i fiumi di notizie quotidiane sul colosso della rete sociale (compresi gli inevitabili aggiornamenti sulla vita pubblica e privata del suo fondatore), sembra che ci sia rimasto poco da dire a riguardo.       E certamente non spero io, piccolo piccolissimo parassita della rete globale, di aggiungere novità al già noto … eppure c’è una giustificazione per un articolo del genere – altrimenti inutile – e si lega più in generale alla posizione del mondo libertario nei confronti del sociale virtuale, quello del web 2.0.                                                                                                    Facebook è senza dubbio lo specchio di questi nostri tempi che viviamo, sarà ricordato dagli storici come il fenomeno più importante di questi decenni e senza dubbio giocherà – come già sta facendo – un ruolo sempre più importante nelle vite di noi tutti, e non ci vuole certo la palla di cristallo per simili affermazioni!                                                                        Premetto, per dovere di cronaca che – pur essendo io un convinto fautore della tecnologia e un grande utilizzatore di mezzi e strumenti tecnologici – non posseggo né
ho mai posseduto un account su facebook (mentre invece circa 3 anni fa ebbi un account twitter – in tempi assolutamente non sospetti – per poche settimane, salvo poi rendermi conto che non mi serviva a nulla).                                                                                                Ma nonostante la mia assenza dal suddetto network sociale, negli ultimi anni ho forzatamente dovuto più volte scontrarmi con facebook, la sua invadenza e le molteplici critiche mossegli dalle più svariate parti (si veda per un riassunto generale delle mole di critiche l’ottima e completissima pagina di wikipedia in inglese, http://en.wikipedia.org/wiki/Criticism_of_Facebook).
I problemi che sono stati evidenziati negli anni (e alcuni anche risolti strada facendo) riguardano davvero uno spettro enorme di questioni: in primis senza dubbio la gestione dubbia e senza scrupoli di una mole impressionante di dati sensibili che fanno gola a un sacco di gente piena di soldi là fuori. Immaginate di avere a disposizione una banca dati con i gusti, le abitudini, i sogni di milioni e milioni di persone (suddivisi per classi di età, istruzione, religione, sesso, etc.) … capite immediatamente da soli qual è il vero capitale di Facebook. Ma non pensiamo solo all’interesse spasmodico dei grandi colossi multinazionali per queste banche dati (il cosiddetto data mining): spesso forze di polizia di vari paesi hanno avuto pieno accesso a questi dati, vista la politica estremamente collaborazionista dei vertici aziendali. Ed è anche bene ricordare che facebook rappresenti un unicum giuridico: infatti l’azienda è proprietaria dei contenuti che gli utenti caricano nei rispettivi profili, ma non giuridicamente responsabile degli stessi!
Un paradosso, si potrebbe pensare, e invece no … una nuova prospettiva per la giurisprudenza e una pacchia per l’azienda, che tollera account decisamente “particolari” (invoca la libertà di parola per difendere l’esistenza di gruppi negazionisti), ma richiede con una circolare interna la rimozione di tutte le foto di donne che allattano al seno in quanto violano le norme anti-pornografia dell’azienda stessa!
Ma oltre la privacy (che coinvolge ovviamente anche altre questioni, qui tralasciate per problemi di spazio), ci sono una serie di altri aspetti che rendono sempre più controverso
l’utilizzo di facebook (cito sempre dalla pagina inglese di wikipedia, già ricordata sopra): si va da problemi psicologici e personali quali l’aumento dei divorzi che citano proprio il profilo su facebook del coniuge (e la qualità o la quantità dei contatti presenti) come causa della separazione, a un generale peggioramento della qualità della propria vita sociale a seguito delle difficoltà connesse con la gestione di un account e di numerosi amici virtuali (i quali spesso richiedono “etichette” di comportamento differenti), a problemi tecnici (come il tracciamento – tramite cookies- degli utenti che hanno disattivato il loro account).            Ma tutte queste cose le trovate navigando in giro per la rete e non voglio ripeterle qui: il punto spero interessante per questo giornale e per i nostri lettori è un altro … da anarchico o libertario, o simpatizzante di questi approcci alla vita e alle cose, come ci si deve porre nei confronti di Facebook? Premetto che io non sono un grande fautore di impostazioni di parte o di partito, cui i militanti si devono allineare: viva il relativismo, sempre e comunque.   Però nella rilassatezza della consapevolezza che ognuno può e deve fare ciò che gli aggrada maggiormente senza censori di sorta, bisogna anche ammettere che condividere una visione del mondo espone un gruppo – per quanto anticentralista e antiautoritario come il nostro – a una morale collettiva, non coercitiva nei confronti dell’individuo, per carità … ma comunque esistente e presente, una guida insomma.
Dunque pongo la domanda terribile: io, da anarchico, come mi devo porre nei confronti di Facebook?
Da parte mia posso solo provare a dirvi il mio modo di vedere la cosa (e vi prego di accoglierlo in quanto tale, un modesto parere): l’anarchico nel nostro mondo vive una situazione difficile; da una parte sa bene che le cose che non vanno sono tante, ma dall’altro deve vivere: possiamo negare forse che le compagnie petrolifere rappresentino una piaga nel nostro mondo, causano guerre, inquinamento, sfruttamento di territori e persone e altre cose terribili? Certamente no: eppure a molti di noi (a tutti?) capita di dovere utilizzare un’auto, magari anche per andare a un incontro del movimento, o per presentare un libro anarchico … Facebook per me è la stessa cosa: so che – permettetemi una semplificazione – è il male, ma capisco bene che per molte persone rappresenti una risorsa, un’occasione o anche solo uno svago o chissà che altro.                                                               Io personalmente ho risolto questo dilemma di vita così, con un relativismo individualista: l’individuo può e deve essere libero di fare ciò che lo fa stare meglio nel mondo che vive (fuma le sigarette delle megacorporation del tabacco? Non c’è problema, se la cosa lo fa stare bene). Se invece ci si sente di potere rinunciare a queste nocività, ben venga un’attitudine più “hardcore”: inutile dire che per me Facebook è assolutamente nella lista delle cose cui è possibile rinunciare!
Una disciplina ancora più severa ho imposto ai progetti libertari (non più di individui dunque parliamo, ma di collettivi, gruppi e quant’altro) di cui sono stato parte negli anni, e trovo che scegliere una maggiore “integrità” in questi contesti sia di vitale importanza: se spingiamo per uno stile di vita differente, se speriamo che il mondo cambi anche con la nostra azione, allora dobbiamo pensare di evitare il coinvolgimento (anche economico, visto il guadagno enorme che queste aziende fanno sui nostri account, sui nostri contenuti!) in tutte queste realtà “cattive” e cercare il più possibile canali alternativi, sforzarci di non appiattirci sull’ovvio, sul massificato.                                                                               Naturalmente anche a questo riguardo – cioè a quello dei gruppi anarchici o libertari che utilizzano facebook – molti (compreso il giornale che leggete) preferiscono contrapporre il sempre valido punto della propaganda, del raggiungimento del maggior numero di persone: è un punto importantissimo e fondamentale, e non può certo essere ignorato come se nulla fosse.
E dunque, per concludere, come è giusto che sia, non esiste una risposta, che sia una sola e univoca.
Però c’è una cosa che secondo me dobbiamo mantenere chiara: cosa è anarchico e cosa non lo è affatto. E Facebook non lo è.
«Col facebook magari avrai limonato, avrai conosciuto l’amore della tua vita, o fatto tante belle feste, avrai pubblicato le foto e i video del tuo gruppo di pilates, espropriato un supermercato e fatto pure la rivoluzione, e intanto faccialibro ha incassato miliardi di dollari.                                                                                                                                                Tu c’hai messo i contenuti, le relazioni umane, gli affetti, le malattie veneree, il sangue e il corpo, loro ci hanno messo tanti computer, un tot di codice, una strategia di marketing, e qualche milione di dollari, poi sono stati a guardare i soldini piovere nelle loro tasche […]»

da cavallette.autistici.org                                                                                                                          ■
Gianpiero

Fonte: www.sicilialibertaria.it

Link pdf al numero di maggio di Sicilia Libertaria, da cui è tratto l’articolo riportato: http://www.sicilialibertaria.it/wp-content/uploads/sicilialibertaria317.pdf

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